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Inviato da : )Eterea( - Venerdì, 03 Giugno 2005 - 07:11

Largamente usato per cucinare erbe, radici e droghe fin dai tempi delle prime Civiltà, il mortaio fa parte della schiera dei preziosi reperti archeologici che sono le fonti più importanti per la storiografia antica...



Lo Schliemann trovò, durante gli scavi di Troia, un mortaio in basalto con pestelli in granito e in calcare, ed è ormai noto che gli Egizi, gli Etruschi e i Greci usavano mortai in alabastro e diaspro per macinare il grano.
L’invenzione del mulino tolse questa importante funzione di molitura al mortaio che però, ben presto, tornò ad essere uno strumento indispensabile in ambito medico-farmaceutico.
In cucina il mortaio continua comunque ad esistere fino all’Età Moderna: dal pepe, allo zenzero, dalla cannella all’aglio, le spezie dovevano essere ridotte in poltiglia anche al fine di prevenire ogni sorta di malattia.
I materiali usati per la produzione del mortaio sembrano seguire la successione delle età della storia, così i più antichi mortai erano in pietra dura, marmo, alabastro, ma, in seguito, vennero impiegati i metalli più comuni come il ferro, l’argento, il rame e il bronzo fuso.
Più rari, ma di straordinaria bellezza, sono invece i mortai in legno, avorio e ceramica, per non parlare degli affascinanti pezzi in vetro soffiato del XVIII secolo, di cui un prezioso esemplare si trova in esposizione presso la Sala dei Vetri di Aboca Museum.
Dal Basso Medioevo il più diffuso è stato quello in bronzo, che veniva forgiato nelle botteghe del Veneto, della Toscana e di altre località Europee.
Fino al 1300 le uniche decorazioni erano le costolature verticali, i semplici pomoli di presa e l’occhiello che legava il mortaio al banco o al muro.
All’inizio del 1400 il decoro si complica e compaiono modesti fregi e cartigli con motivi geometrici o raffigurazioni e monogrammi religiosi.
Nel secolo successivo vengono meno le costolature verticali e gli anelli da presa.
Il Cinquecento è il secolo d’oro del mortaio in bronzo che raggiunge il massimo livello estetico.
La superficie viene divisa in più sezioni decorate separate da cerchi e i pomoli di presa prendono la forma di mascheroni, teste di leone, di drago, di cane e di cavallo, trasformandosi spesso in vere e proprie anse a forma di sirena, delfino, cariatidi etc.
La base e la bocca diventano più ampie e spesso portano l’iscrizione con la data e il nome del fonditore o del committente.
Il decoro centrale rappresenta i motivi più svariati: figure religiose, fronde, scene di vita, trofei d’armi, gigli e altri oggetti.
Nel 1600 il decoro è tipico dell’arte barocca e dalla sobrietà del Rinascimento si passa alla sovrabbondanza di elementi decorativi che coprono tutta la superficie, mentre all’inizio del 1700 il mortaio si ridimensiona nella forma e nella decorazione.
Il XIX secolo segna la fine dell’uso del mortaio in bronzo in erboristeria e in farmacia: continua ad essere prodotto soltanto il piccolo mortaio in ceramica tutt’ora presente nei laboratori di chimica e che, in diversi esemplari, si trova anche in esposizione nel Laboratorio Fitochimico di Aboca Museum.
Indispensabile all’utilizzo del mortaio, il pestello trae la sua origine dal batacchio della campana ed è proporzionato alla forma del mortaio per il quale era stato forgiato.
Veniva mosso in modo rotatorio dall’alto, ma essendo questa un’attività particolarmente faticosa, non di rado il pestello era attaccato tramite una corda ad una leva elastica che, sorreggendolo, risparmiava così buona parte del lavoro al pestatore.
Il Pedrazzini sottolinea un aspetto comune ai mortai da farmacia e soprattutto ai pestelli: "Mortaio e pestello avrebbero dovuto costituire, e costituiscono infatti, un binomio inscindibile, così da non potersi concepire il mortaio senza il pestello ed il pestello senza il mortaio, ma l'essere sempre vissuti materialmente separati , ha fatto si che solo pochissimi tra i tanti mortai tramandatici nei secoli, conservino ancora il loro pestello.
Purtroppo dati i numerosi traslochi che essi hanno dovuto subire nella loro vita terrena spesso manca il pestello; e il fatto è così comune che ha dato origine anche a un distico popolare: "Il mortaio è raro e bello/ma villan ov'è il pestello?".

CURIOSITA’
La campana e il mortaio

La campana e il mortaio in bronzo condividono la forma di base e il materiale di composizione perciò venivano forgiati con lo stesso stampo in un’unica fonderia.
I decori sono dello stesso tipo e le divisioni in sezioni con svariati motivi e iscrizioni sono presenti in entrambi.
E’ universalmente noto e immediatamente evidente ad un primo sguardo che a differenziare i due oggetti non sono altro che l’orientamento, la funzione svolta e l’ambito di utilizzo.

Bibliografia:
dal sito dell'Aboca Museum



CURIOSITA' DALL'AFRICA
Il mortaio e il pestello in Africa  sono il simbolo della donna, le servono non solo per cucinare ma anche  per  difendersi.
Lo sanno gli uomini che non devono avvicinarsi ad una donna arrabbiata che ha il pestello in mano!

NOTA PERSONALE
Ebbene sì lo ammetto, il mortaio è il mio strumento preferito e lo amo a tal punto dall'essermi spinta a ricercare le sue origini storiche.
Il mio primo mortaio fu in bronzo, ne sono tutt'ora molto legata affettivamente; poi ne arrivò uno in legno, ormai destinato a pestare aglio; l'ultimo me lo regalò il mio compagno è un classico mortaio "genovese" in marmo di Carrara.
Il mortaio mi parla, mi parla di erbe pestate,caricate e affidate al vento, mi parla anche di erbe pestate frettolosamente ma che hanno comunque sortito il loro effetto.
Mi parla e il rumore del pestello strofinato sulle sue pareti è per me melodia.
Eterea



Note: Anch'io amo il mortaio..
Mater



 
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Il mortaio e la sua storia | Login/crea un profilo | 13 Commenti
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Re: Il mortaio e la sua storia (Punti: 1)
da Lisert (lisert@materterra.it) 03 Giu 2005 - 07:48
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Si bellissimo strumento,spesso trascurato quando si parla delle "armi" della Stria.
Grazie per avergli dato il suo giusto spazio.

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