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ausoniaOffline
Vecchiacce anonime


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Messaggio   Inviato: 12 Feb 2011 - 09:20 Rispondi citando Torna in cima
Oggetto: Favola buddista. Sottotitolo: chi vuol capire, capisca.

I CIECHI E L' ELEFANTE

Successe in India. Tanto tempo fa. Una volta nel parco di Anatapindika, nella città di Jetavana presso Savatthi, religiosi, dotti e scienziati litigavano furiosamente, si accapigliavano, si offendevano. Ognuno pensava di dire ciò che era giusto e ciò che era sbagliato e ognuno aveva l'idea che era giusto ciò che diceva lui e sbagliato quello che diceva un altro. Ognuno era così convinto di essere dalla parte della ragione che neanche ascoltava quello che l'altro aveva da dire e appena si accorgeva che voleva dire qualcosa di diverso lo offendeva dicendo: "É giusto come la penso io, la tua idea è sbagliata". E l'altro lo stesso: "Ma che dici? La mia è l'idea giusta, è la tua che è sbagliata". E litigavano ancora. Per lo più litigavano per un fatto: che uno diceva che l'universo è grande grande grande, così grande che praticamente non ha né una fine e né un inizio. Praticamente: l'universo è infinito. Ma l'altro non era d'accordo perché diceva che invece il mondo è finito e faceva un disegno del villaggio in cui vivevano per dimostrarlo. Ma non litigavano solo per questo. C'era chi diceva che gli animali hanno un'anima e chi diceva di no. Uno che il tempo non ha né un inizio e né una fine - come quell'altro aveva detto dell'universo - e l'altro santone si stropicciava la barba e iniziava a contare "uno due tre.., mille.., vedi che si può contare il tempo? Quindi se si può contare con i numeri a un certo punto finirà!" Nonostante fossero tutte persone molto colte e istruite ognuno però usava la sua sapienza per offendere con le parole l'altro. Uno diceva: "Sei uno stupido. La terra gira, altro che ferma". E l'altro: "Se gira allora tutto dovrebbe cambiare sempre". Poi si davano dello sciocco perché per uno la terra era rotonda e per un altro piatta. Insomma in questa città, che si chiamava Savatthi, regnava una grande confusione. Ma per fortuna tra tutti i saggi ce n'era uno di gran lunga più saggio. Tanto saggio da non cadere nei facili tranelli delle discussioni, da vivere in disparte e con modestia ma sempre disposto ad accettare l'idea espressa da un'altra persona. Questa sua serenità lo rendeva ancora più saggio ed era da tutti riconosciuto come un saggio dei saggi. Anzi diciamo pure il saggio per eccellenza. Ma il nostro dotto amico, saputo di quello strano conflitto, si era molto contrariato perché pensava che era buffo che persone così intelligenti e profonde non riuscissero a trovare un accordo sulla loro ricerca di verità e che fossero convinte che la loro verità fosse così giusta da offendere quella dell'altro. Avrebbe potuto intervenire anche lui cercando di capire cosa diceva uno e cosa l'altro, ma rendendosi conto che non sarebbe servito a nulla entrare nella discussione decise di raccontare una storia che li aiutasse a capire. La storia che gli raccontò era quella di un gruppo di ciechi e di un elefante. E la storia diceva così. Cari monaci, un re in un tempo molto antico, in questa stessa città mandò a chiamare tutti coloro che erano nati ciechi. Dopo che questi si furono raccolti in una piazza mandò a chiamare il proprietario di un elefante a cui fece portare in piazza l'animale. Poi chiamando a uno a uno i ciechi diceva loro: questo è un elefante, secondo te a cosa somiglia? E uno diceva una caldaia, un altro un mantice a seconda della parte dell'animale che gli era stata fatta toccare. Un altro toccava la proboscide e diceva il ramo di un albero. Per uno le zanne erano un aratro. Per un altro il ventre era un granaio. Chi aveva toccato le zampe ie aveva scambiate per le colonne di un tempio, chi aveva toccato la coda aveva detto la fune di una barca, chi aveva messo la mano sull'orecchio aveva detto un tappeto. Quando ognuno incontrò l'altro dicendo quello a cui secondo lui somigliava l'animale discutevano animatamente perché ognuno era convinto assolutamente di quello che aveva toccato. Perciò se gli chiedevano a cosa somigliasse un elefante diceva l'oggetto che gli era sembrato di toccare. Naturalmente se uno diceva un mantice e l'altro una caldaia volavano gli insulti perché nessuno metteva in dubbio quello che aveva sentito toccando la parte del corpo dell'elefante. Il re vedendoli così convinti della loro sicurezza e litigiosi si divertiva un mondo. Ma alla fine decise di aiutarli a capire, e a due a due li invitava a toccare quello che aveva toccato l'altro e a chiedergli a cosa somigliasse. Così tutti dicevano quello che sosteneva l'altro e si invertivano i ruoli. Come se fosse stato un gioco li invitò a parlare tra di loro e alla fine tutti si formarono l'idea di come in realtà l'elefante fosse. Tutti furono d'accordo che era un mantice con un ramo di un albero nel mezzo e a lato un aratro con due tappeti sopra un granaio sostenuto da colonne e tirato da una fune di barca. Dopo che il saggio Maestro ebbe finito di raccontare questa storia disse: "Miei saggi discepoli voi fate la stessa cosa. Non sapete ciò che è giusto e ciò che è sbagliato né ciò che è bene e ciò che è male e per questo litigate, vi accapigliate e vi insultate. Se ognuno di voi parlasse e ascoltasse l'altro contemporaneamente la verità vi apparirebbe come una anche se ha molte forme".
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Messaggio   Inviato: 12 Feb 2011 - 11:46 Rispondi citando Torna in cima

Ho capito! Bella favola!
Si poteva evitare tutto l'incipit avrebbe avuto lo stesso effetto e sarebbe stata più scorrevole.
corvo
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ausoniaOffline
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Messaggio   Inviato: 12 Feb 2011 - 22:18 Rispondi citando Torna in cima

IL "favola" in grassetto ha un significato particolare?
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Messaggio   Inviato: 12 Feb 2011 - 22:27 Rispondi citando Torna in cima

Citazione:

IL "favola" in grassetto ha un significato particolare?


Il sottotitolo del thread ha un significato particolare?

corvo
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ausoniaOffline
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Messaggio   Inviato: 12 Feb 2011 - 22:32 Rispondi citando Torna in cima

Naturalmente si! Ma perché hai pensato che mi rivolgessi a te? Non sei così assolutista. Oppure si?
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Messaggio   Inviato: 12 Feb 2011 - 22:56 Rispondi citando Torna in cima

Chi ha detto ciò?

corvo
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ElisOffline



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Messaggio   Inviato: 13 Feb 2011 - 15:38 Rispondi citando Torna in cima

VEDERE E NON-VEDERE:

Schema "Binario"
1- La Preda si nasconde Volontariamente dal Predatore per non farsi afferrare
2- La Preda Non è nascosta ma il Predatore Non è abbastanza attento e Non vede il Predatore

Schema "Ternario"
3- Le Nuvole Nascondono il Sole


-Nel 1° caso
il Predatore Non è cieco ma non vede semplicemente perchè la Preda è nascosta bene
-Nel 2° caso
il Predatore Ha Scelto di essere "cieco", Non ha Voluto vedere qualcosa di Evidente,
non è stato abbastanza Attento.
-Nel 3° caso
non è il sole a nascondersi nè l'uomo a non voler vedere, c'è una causa esterna: le nuvole.

Il caso piu' grave probabilmente è il 2° il Non Voler Vedere.


Oltre al VEDERE e NON-VEDERE c'è il VEDERE "MALE":

PROSPETTIVA

1- vedere il Tutto, avere una visione Generale, tralasciando il Particolare
2- vedere i Dettagli senza contestualizzarli, senza collegarli,
senza vederli nell'Insieme


VEDERE CON O SENZA DISTACCO

1- Vediamo quello che Oggettivamente "è" tale, vederlo con distacco, quasi scientificamente.
2- Vediamo Soggettivamente, vediamo quello che vogliamo vedere,
quello che vediamo è il risultato delle nostre proiezioni, tutto cio' che abbiamo dentro
lo riflettiamo all'esterno e finiamo per autoconvincerci che "quello che vediamo" sia cosi'
"come lo vediamo" e non come "realmente è".

Finiamo per incaponirci di "vedere" cio' che "non c'è" e di scambiare una "cosa per un'altra"
come (ad esempio nella favola Buddista) "l'Elefante per l'Aratro"...



Tutti i punti che ho scritto dall'inizio alla fine non necessariamente si escludono a vicenda,
spesso noi ci troviamo contemporaneamente in tutte quelle condizioni.
E, ovviamente, tutto quello che ho scritto è un mio parere non è qualcosa che ho studiato,
letto da qualche parte, sono solamente delle considerazioni personali che mi sono venute in mente.
In conclusione, io credo che non esistanto persone che vivano sempre e solo del 1° punto
cosi' come del 2°, del 3° ecc.. ma credo che tutti noi agiamo e ci troviamo in tutte quelle situazioni.

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Ultima modifica di Elis il 13 Feb 2011 - 22:56 , modificato 1 volta in totale
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ausoniaOffline
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Messaggio   Inviato: 13 Feb 2011 - 22:31 Rispondi citando Torna in cima

Elis, ma che volevi dire? La favola parla di differenti "punti di vista" e di incapacità di accettare quelli altrui...
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ElisOffline



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Messaggio   Inviato: 13 Feb 2011 - 22:49 Rispondi citando Torna in cima

Nella prima parte volevo soffermarmi sul cosa significa "vedere" e "non-vedere".
Perchè delle volte "vediamo" ed altre volte no? Da cosa dipende?
Perchè io vedo una cosa e qualcuno ne vede un'altra?

Sopratutto volevo sottolineare il "Non-Voler-Vedere".
Perchè non essere aperti verso gli altri è la cosa piu' grave, secondo me.
Non essere disponibili ad ascoltare,
non confrontarsi e avere pregiudizi verso chi abbiamo davanti
e verso le idee degli altri, è la cosa peggiore.

E' questo modo di "NON-Voler-Vedere" che porta ignoranza.
Non circolano idee, non c'è trasformazione, non c'è una relazione,
un flusso tra noi e il resto del mondo.

E nell'ultima parte ho parlato della prospettiva, delle diverse angolazioni,
dei punti di vista che ognuno ha, ma che puo' anche cambiare!
Non è costruttivo, per noi stessi e gli altri, avere idee "fisse", convinzioni,
credere di aver raggiunto sempre una verità, credere di avere ragione,
perchè siamo esseri umani e sbagliamo tutti è giusto lasciarci criticare dagli altri.
La critica è anche attenzione, se qualcuno ci critica è perchè ci ha ascoltati.
Se qualcuno mi dice:
"guarda Elis non è proprio cosi'"
e mi da' delle motivazioni logiche, perchè non ascoltare?
Perchè arrabbiarsi? Anzi...

E poi ho parlato di distacco e di "proiezioni",
"proiettare" inteso come "illudersi"...

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Messaggio   Inviato: 14 Feb 2011 - 00:30 Rispondi citando Torna in cima

Citazione:

Non essere disponibili ad ascoltare,


Questa è la cosa peggiore! Quoto in toto.

Quando due scienziati disquisiscono sule loro idee rispetto un concetto al quale stanno lavorando, l'iperbole dell'elefante trova riscontro, Dal confronto scaturisce la crescita, l'intuizione e una nuova forza ad andaer avanti.

Tutto cambia se uno dei ciechi avesse detto toccando la zampa dell'elefante: "è la zampa di un elefante"!

Questo spiega il perché per me è una bella FAVOLA!

corvo
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Messaggio   Inviato: 14 Feb 2011 - 00:48 Rispondi citando Torna in cima

Il dialogo è essenziale, se è a senso unico è inutile.

Ognuno ha il diritto di esprimere un'opinione, sta al buon senso delle persone riconoscere però che se ci sono punti "certi",si chiamano così per un motivo:perché non sono opinabili(non li si può REALMENTE mettere in discussione, perché provati).

Per fare un esempio pratico, chiunque è liberissimo di pensare che la terra sia piatta...ma se in risposta si sente dire che ciò che crede è un'idiozia dovrà solo stare zitto.
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Messaggio   Inviato: 14 Feb 2011 - 14:36 Rispondi citando Torna in cima

A me questa favola è piaciuta dall'inizio alla fine e la trovo particolarmente azzeccata alla contemporaneità materterriana (ma anche del passato).
Oltre al resto la favola proporrebbe modestia e consapevolezza circa il fatto che probabilmente non abbiamo capito che quello fosse un elefante basandoci solo sulla nostra personale esperienza tattile e che quindi sarebbe auspicabile ascoltare anche gli altri.
E se non si crede che ci riguardi è ancora più probabile che dovremmo rivalutare la nostra propensione ad ascoltare, a non sopravvalutarci, non sottovalutare gli altri, immedesimarci e metterci in gioco.
E poi c'è realmente bisogno di dire "è un'idiozia"? Secondo me no, serve solo a dimostrare ostilità e di essere dei muri. Basta -ed è doveroso- spiegare perché si è convinti del contrario.
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Messaggio   Inviato: 14 Feb 2011 - 14:59 Rispondi citando Torna in cima

Il punto, caro 'Ciso, è un altro.
Rileggiti cosa ha scritto la Sail attentamente, la questione è ben altra.

corvo
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Messaggio   Inviato: 14 Feb 2011 - 15:00 Rispondi citando Torna in cima

Appunto..
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Messaggio   Inviato: 14 Feb 2011 - 15:10 Rispondi citando Torna in cima

Citazione:

Appunto..


Spreca due parole in più!

corvo
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Messaggio   Inviato: 14 Feb 2011 - 15:20 Rispondi citando Torna in cima

Citazione:

E poi c'è realmente bisogno di dire "è un'idiozia"? Secondo me no, serve solo a dimostrare ostilità e di essere dei muri. Basta -ed è doveroso- spiegare perché si è convinti del contrario.

Non c'è realmente bisogno di dire "è un'idiozia" se non ci tocca che l'altro rimanga nell'ignoranza.
Differenziamo chiaramente l'esprimere opinioni su alcune tematiche e l'apportare proprie verità su tematiche che invece sono già studiate/approfondite ecc da qualcuno che non è esattamente il primo pincopallino che capita per strada

Il riconoscere che qualcuno ha delle conoscenze maggiori può solo fare bene alla persona, riconoscere che qualcuno PUO avere qualcosa che tu non hai dimostra umiltà. Non si tratta più di mero dialogo ma di interesse alla crescita personale.

Si sta parlando di "massimi sistemi", IO non faccio riferimento a nessuno. Esprimo una mia opinione su un passo riportato che parzialmente apprezzo, parzialmente trovo fuori contesto, parzialmente trovo errato (i due saggi si cui uno sostiene che la terra è tonda e l'altro no,non sono per me DUE saggi)...quindi se evitiamo frecciatine da asilo Mariuccia il discorso può essere costruttivo, in caso contrario non credo.
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Messaggio   Inviato: 14 Feb 2011 - 16:54 Rispondi citando Torna in cima

Ho apprezzato molto la favola. Purtroppo il dibattito che ne è scaturito è destinato a continuare in eterno

Citazione:
Oltre al resto la favola proporrebbe modestia e consapevolezza circa il fatto che probabilmente non abbiamo capito che quello fosse un elefante basandoci solo sulla nostra personale esperienza tattile e che quindi sarebbe auspicabile ascoltare anche gli altri.
E se non si crede che ci riguardi è ancora più probabile che dovremmo rivalutare la nostra propensione ad ascoltare, a non sopravvalutarci, non sottovalutare gli altri, immedesimarci e metterci in gioco.


Concordo in pieno

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Messaggio   Inviato: 14 Feb 2011 - 18:44 Rispondi citando Torna in cima

Ci terre a farvi notare che i miei commenti sulla favola, diversamente da quanto ipotizzati da Ausonia, sono fini alla favola stessa e non in riferimento ad "alcunché"!

Qualora non fossi stato chiaro: No non mi sono assolutamente sentito chiamare in causa!

corvo
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Messaggio   Inviato: 29 Nov 2011 - 22:36 Rispondi citando Torna in cima

Stavo rileggendo il libro "L'arte di amare" di Erich Fromm
fino a quando mi sono soffermata sulla spiegazione di questa favola buddista, allora mi sono subito ricordata di questo topic.
Erich Fromm analizza la vicenda in una maniera molto più semplice di quello che avevo scritto io (Ma che avevo scritto??? Certe volte mi rendo conto che MI è difficile starMI dietro da sola... ^^)

Il succo è questo:

"Il pensare divide e il sentire unisce".

Cercare di interpretare la realtà, captarne il significato, riflettendo, pensandoci ecc.
porterà ognuno di noi ad una conclusione differente.
Invece agendo, sentendo (con i sensi, attraverso i sentimenti) è difficile equivocare
i fatti, la realtà delle cose...

Nel libro si analizza il "dualismo", tutto ciò che riteniamo duale,
quel che riteniamo opposto e diviso (esempio: bianco/nero uomo/donna...)
è una "divisione" un prodotto del pensiero
(che divide appunto, perchè trova le differenze tramite la ragione, cerca di catalogare,
di distinguere, di descrivere, di analizzare scomponendo ecc...)
ma in realtà sono destinati a completarsi perchè complementari.
Tutto questo viene chiamato "logica paradossale" in cui è espresso il concetto:

"Il pensiero può solo percepire in contraddizione e non può mai percepire nel pensiero l'estrema realtà-unità, l'Uno stesso". [...]

"Così la logica paradossale porta alla conclusione che l'amore per Dio non è nè conoscenza di Dio nel pensiero nè il pensiero del nostro amore per Dio, ma l'atto di sentre l'unità con Dio".

(Panteismo??? Aggiungerei io...
Il Panteismo più che una "concezione" è un "sentimento"?
Sentirsi parte della Natura, del Tutto, dell'Universo,
sentirsi unicum con gli Dei e con le forze della Natura, con la Magia stessa...)

"Ciò porta all'enfasi sul vero modo di vivere.
Tutto della vita, ogni piccola ed importante azione, è dedicato alla conoscenza di Dio, ma non una conoscenza nel pensiero giusto, bensì nella giusta azione".
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