Avere fegato

Nella vita e nel mondo moderni , in special modo in Italia, l’insegnamento che viene dato ai nostri bambini è quello di stare attenti, di non parlare con gli sconosciuti, di non dare confidenza, di fare attenzione a tutto e a tutti.

Si tende a vivere la propria vita sotto una campana di vetro, in pantofole, al riparo nella propria tana, e si cerca di correre meno rischi possibili in modo da vivere una vita più lunga ma anche più insulsa e anonima.

Si è scelto, generalmente parlando, di vivere i 100 giorni da pecora piuttosto che il giorno da leone, scelta quest’ultima che or ora non viene più presa in considerazione ma che portò eroi come Achille ad essere ricordato nei secoli.

Bisogna qui fare però una distinzione tra il coraggio e l’incoscienza...L’incoscienza è la non considerazione o la mancanza di paura, quel carattere del nostro animo che porta alcuni a non prendere in considerazione un pericolo reale e ad affrontarlo per il gusto di superare se stessi, quando in realtà non si sta progredendo intimamente.

Il coraggio al contrario è il superamento delle proprie paure, per lo più non tangibili, come la paura dei sentimenti, che ci porta realmente a superare i nostri ostacoli e a migliorarci giorno dopo giorno.

Un esempio plateale di coraggio è il lanciarsi in una nuova storia senza preconcetti non considerando le paure che sono provocate dalle ferite della nostra storia precedente, l’amare pur sapendo che sicuramente verremo feriti nuovamente, il donare noi stessi completamente a persone che ci sono affini pur sapendo che molti uomini sono esseri prettamente egoisti e che prima o poi non ricambieranno il favore.

Ci sono svariati rituali appartenenti al bagaglio culturale dei nostri antenati utilizzati per aumentare il coraggio, cosa che forse era presa maggiormente in considerazione, anche solo 100 anni fa.

Uno in particolare fa parte della mia storia e della mia terra. 

È questa un usanza che ormai è quasi del tutto perduta anche nei paesini barbaricini, che sono di sicuro indietro, molto indietro rispetto al resto del mondo.

Un tempo però, quando si ammazzava il primo maiale della stagione e lo si faceva nell’aia di casa, il fegato ancora caldo e palpitante di vita veniva offerto e fatto mangiare a tutti i convitati poiché in questo modo si avrebbe avuto coraggio per tutto il resto dell’anno. 

È evidente che questa cerimonia sia lo strascico di antichi rituali,  infatti un solo maiale veniva allevato in casa per questo scopo e veniva curato nella maniera più appropriata dalla padrona di casa per un intero anno, finchè grasso e pasciuto veniva ammazzato dal capo famiglia.

Normalmente per uccidere una bestia basterebbe portarla dal macellaio o ammazzarla in casa da soltanto una persona, il pastore, il padre di famiglia, il più esperto magari.

Questo animale invece veniva ucciso davanti ad una serie di spettatori di tutte le età,  anche i bambini erano invitati a partecipare a questa cerimonia.

Gli stessi attrezzi che venivano usati in questo giorno erano strumenti dedicati e probabilmente anche consacrati, l’animale fatto uscire dalla sua gabbia veniva rincorso (il povero maiale era spaventato da tutta quella gente e da un giorno intero di digiuno) e rovesciato nel cortile in una lotta non necessaria.

Gli venivano quindi legate le zampe e a questo punto veniva punto con le lame, evitando di toccargli il cuore in modo che la sua morte fosse lenta.

Il primo sangue veniva quindi raccolto in una bacinella in modo da poterne fare i sanguinacci, ovvero dei dolci di sangue, zucchero e uvetta (dolci che venivano cotti) che avrebbero dovuto magicamente trasmettere forza a tutti coloro che ne avrebbero mangiato.

A quel punto ancora vivo ma moribondo il maiale veniva abbrustolito sopra il fuoco in modo da bruciare le setole della pelle. Ora il maiale veniva lavato completamente e preparato (come fosse un rito funebre) per la sua morte, veniva quindi aperto completamente e ne venivano estratti le viscere.

La condivisione del fegato era l’elemento più importante di tutto il complesso rituale, tutti mangiavano del fegato dell’animale, e chi non voleva farlo veniva quasi obbligato.

È abbastanza comune associare il coraggio, con quest’organo interno e sono stati fatti persino degli studi scientifici per spiegare questa associazione innata. Il fegato è il laboratorio chimico dell'organismo animale, esso ne presiede il controllo metabolico, cosa che in qualche modo medierebbe la volontà e l’azione.

Riporto qui le esatte parole dell’articolo “Il coraggio di vivere” (articolo pervenuto senza il nome dell'autore) e che spiega meglio di come poter fare questa associazione chimica tra il fegato e il coraggio.

"Come fa il chimico che diluisce le sostanze in acqua per ottenere una reazione, cosi il fegato ha bisogno di una natura liquida per operare trasformazioni biochimiche. Se questo processo fluido si blocca, allora anche la volontà e il movimento degli arti ne risentono. Per la funzione volitiva del fegato è di fondamentale importanza il metabolismo dei carboidrati.

Già in bocca gli amidi contenuti nei cereali e farinacei vengono trasformati in zuccheri, da un enzima: la ptialina (per questo dopo una lunga masticazione un cibo che contenga amido diventa zuccherino). La trasformazione prosegue poi nello stomaco e nell’intestino fino a che lo zucchero che si è formato (glucosio) viene assorbito dai milioni di villi intestinali e condotto al fegato attraverso la vena Porta.

Qui viene ricomposto in glicogeno e immagazzinato.

Al bisogno, il glicogeno, si solubilizza nuovamente in zucchero e fornisce il substrato per il movimento circolare.

L’azione muscolare è una funzione della volontà.

Se nel fegato c’è un blocco, specialmente nel metabolismo dei carboidrati, si manifesta un blocco anche nella sfera della volontà e del movimento."

Sicuramente da ricordare in questo discorso è il mito greco di Prometeo, condannato da Zeus per il coraggio delle sue azioni ad essere divorato da un aquila gigante.

L'aquila magiava il fegato di Prometeo e questo gli ricresceva ogni notte.

Fonti :

"L'uccisione del maiale" di Giulio Chironi 

" Il coraggio di vivere" [articolo pervenuto senza autore]

I ricordi di mia mamma :)