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13 Febbraio 2019

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La vostra Mater

Diana

Gemella di Apollo, bella come il fratello ma di una bellezza austera e fredda, Diana alle proprie fedeli predilette facilitava il parto. 
Volle vivere senza amore e senza passione per trascorrere liberamente la sua esistenza nell'incanto dei boschi e delle valli, inseguendo le fiere che la vergine dea cacciava col suo infallibile arco, vestita di una tunica succinta e di alti stivaletti: i coturni..

 

Nel Lazio il suo culto  veniva consumato a Nemi, nei pressi di Ariccia. 
I rituali avevano carattere cruento, in linea con l’indole della dea abituata alla caccia di animali selvatici, utilizzando arco e frecce. 
Parlare di Diana come dea della caccia è comunque riduttivo per ciò che questa divinità ha rappresentato per i romani antichi. 
Se da un lato la vediamo spietata nei confronti degli animali che uccide, dall’altro era considerata protettrice della natura e degli stessi animali selvatici. 
A Roma era vista come protettrice degli schiavi fuggiaschi poiché questi, sovente erano braccati dai padroni e quindi paragonabili a selvaggina inseguita dai cacciatori. 
Il lago di Nemi era un luogo di pellegrinaggio per gli adoratori della dea. 
Le donne chiedevano protezione per ottenere un parto tranquillo mentre gli uomini, imploravano perdono per tutte le volte che avevano cacciato selvaggina, quindi qualcosa di sacro alla dea. 
Sulle sponde del lago è ancora visibile il tempio preposto all’adorazione. 
Anche se ridotto ad un qualche cosa di poco più che un rudere, vale sempre la pena visitarlo. 
Ma Diana non è solo questo. 
Per i romani, la dea era una vera e propria trinità. 
Infatti essa era regina della natura, del mondo conosciuto e dell’ignoto. 
Era la fanciulla, la madre e la vecchia saggia. 
Le tre personificazioni della dea erano Selene, fanciulla della luna, Diana dea della caccia e della natura; Ecate la vecchia saggia signora delle arti magiche e delle tenebre. 
Durante i rituali, tre colori rappresentavano le sue tre personalità : il verde era per la dea della natura; il bianco per la dea lunare ed il rosso per la signora della magia e delle tenebre. 
Le sacerdotesse della dea venivano iniziate al culto tramite fustigazioni a sangue e rituali misteriosi. 
Inoltre venivano sottoposte loro, bevande particolari ed esalazioni in modo da favorire la visione del mondo ultraterreno dove la dea poteva essere incontrata nelle spoglie di Ecate. 
In tempi più recenti in Diana si è vista la madre di tutte le streghe. 
Infatti la dea si trasforma in Ecate durante le fasi di luna calante provocando timore e spavento. 
Per scongiurare incontri con Ecate, nei crocicchi venivano erette edicole in suo onore poiché si pensava gli incroci, fossero prediletti dalla divinità. 
I romani la rappresentavano seduta con tre corpi oppure come una donna avente tre teste proprio per evidenziare le sue tre personalità. 
Alle proprie fedeli predilette facilitava il parto. 
Era armata di arco e frecce con cui puniva i mortali e prometteva una morte rapida ed indolore alle donne che morivano di parto. 
La leggenda narra che sebbene fosse la protettrice delle fanciulle, volle il sacrificio di una vergine per permettere ai greci di salpare durante la guerra di Troia, ma, secondo alcune versioni, salvò la vittima, Ifigenia, all'ultimo momento. 
Si racconta che Diana silvestre aveva un compagno chiamato Virbio, che era per lei ciò che era Adone per Venere e Attis per Cibele , e che infine questo mitico Virbio era rappresentato nei tempi storici da una successione di sacerdoti chiamati re del bosco, che perivano regolarmente sotto la spada dei loro successori e la cui vita era in un certo modo legata ad un albero speciale nel bosco perché essi erano al sicuro da ogni attacco finchè a quell’albero non fosse stato strappato un rametto. 
Molto probabilmente la dea stessa veniva personificata in questo albero sacro. 

Io bevo, eppure non è vino che bevo, 
io bevo il sangue di Diana, 
perchè da vino si è tramutato in sangue, 
e si propaghi in tutti i miei vitigni, 
che ciò mi porterà buoni vini, 
ma anche se avrò buona vendemmia, 
non sarò senza preoccupazione, perchè 
se gli acini maturano alla luna calante 
il vino potrebbe incattivire, ma 
se bevendo da questo corno io bevo il sangue - 
il sangue della grande Diana - con il suo aiuto 
alla luna nuova mi bacio la mano, 
pregando la Regina che protegga la mia vite, 
dal momento in cui mette le gemme 
fino a quando diventa un acino maturo e perfetto, 
e poi fino alla vendemmia, e infine 
fino a che è fatto il vino - possa essere buono! 
E possa accadere che dal vino 
io tragga buon profitto quando alla fine lo vendo, 
così che entri nelle mie vigne la buona fortuna, 
e ovunque nelle mie terre! 
Ma se le mie vigne andassero in malora, 
prenderò il mio corno, e forte suonerò 
in cantina a mezzanotte, e farò 
un rumore tanto terribile e tremendo 
che tu, bella Diana per quanto lontana 
tu fossi, comunque sentiresti il richiamo, 
e spalancando porte e finestre 
ti precipiteresti sul vento impetuoso, 
per trovarmi e salvarmi, o meglio, per salvare le mie vigne, 
salvando me dal pericolo infausto; 
perchè se perdo le vigne perdo me stesso, 
ma con il tuo aiuto, Diana, io sarò salvato. 
(da Il Vangelo delle streghe di Charles G. Leland)

Bibliografia: 
A.Romanazzi - Divinità Arboree da Roma a te...(archivio)

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