Hermes

La figura di Hermes, analoga al romano Mercurio, il dio greco mediatore tra l'uomo e gli dei, tra le forze infere e quelle celesti, ma anche il dio furbo, la divinità della metamorfosi che trasforma la forza titanica in intelligenza, la materia oscura in creazione artistica,  è  la più adatta a rappresentare l'arte nella nostra epoca.

 

Il Caduceo, o bastone alato del dio greco  è uno dei simboli più antichi della storia dell'umanità, comune a civiltà diverse.  
Secondo la tradizione annalistica, il culto di Mercurio sarebbe stato introdotto in Roma nel 494 a.C., anno in cui M. Letorio gli avrebbe dedicato un primo tempio (nei pressi del circo Massimo). 
Secondo altri studiosi, invece, il culto di Mercurio sarebbe penetrato in Roma provenendo dalle colonie greche di Sicilia; altri propendono per una origine etrusca, o almeno per una mediazione etrusca dell’influenza greca, sottolineando l’esistenza nel pantheon etrusco del dio Turms, indubbiamente analogo a Ermes. 
La festa di Mercurio era celebrata, soprattutto dai mercanti, il 15 maggio; in quell’occasione i devoti si recavano processionalmente a una fonte sacra al dio presso la porta Capena (punto di partenza di importanti vie commerciali), e attingevano acqua per aspergerne con una fronda di lauro gli oggetti del commercio. 
Un dio intelligente, non per niente il pianeta che porta il suo nome influisce beneficamente sui Gemelli, che  sono il segno più intelligente dello Zodiaco. 
E poi è un dio che ha il dono dell’eloquenza, capacità di convincere, forte memoria, fascino personale: come i Gemelli, insomma... 
Il suo nome deriva dal verbo latino mercàri (negoziare), e quindi la sua ala protettrice si stendeva anche su bottegai e commercianti, forse perché con l’astuto dio condividevano, e condividono, scaltrezza e inclinazione a… fregare il cliente

HERMES nacque in Arcadia da Zeus e da Maia e fu il dio della scaltrezza pratica e del lucro, della parola faconda e delle prudenti deliberazioni, del commercio e del traffico e quindi dei viandanti e delle vie, onde l'immagine sua, l'erma, frequente nei crocicchi e nelle piazze; come anche nei ginnasi, perchè egli era agile e destro negli esercizi del corpo. 
Anche questo dio raccoglieva quindi in sè parecchi dei caratteri propri all'anima greca. 
Fu pure dio della pastorizia, poichè pastore fu egli stesso nella sua giovinezza, e dio della procreazione feconda. 
Molte imprese narrava il mito di lui a cominciar dal furto che ancor fanciullo egli fece delle giovenche di Apollo; la più importante fu l'uccisione di Argo dai cento occhi che teneva prigioniera lo, la fanciulla amata da Zeus e mutata in vacca errante da Hera; allegoria, dicono, del crepuscolo mattutino (Hermes), che spegne le luci del cielo stellato (Argo), fra cui brilla la luna cornuta (lo); ma per altri Hermes è il vento. 
Ebbe l'ufficio di messaggero degli dei fra l'Olimpo e la terra, e quello di psicopompo, ossia accompagnatore delle anime dei morti nell'Averno. 
Conciliava ai mortali il sonno e portava i sogni. 
L'arte lo figurò o come pastore in atto di portar sulle spalle l'ariete, l'animale a lui sacro (Hermes crioforo), o Bacco bambino, oppure come palestrita, o come messaggero degli dei, colle ali ai piedi e al petaso e in mano il caduceo, cioè la verga d'araldo intorno a cui s'attorcigliano due serpenti.

Hermes è il 'quarto' spirituale che sempre si muove. "Ánghelon athanáton erioúnion" (v. 3 Inno Omerico) [3], veloce messaggero degli immortali, "polytropon, aimylométen", con molte risorse, dalla mente sottile, conduttore di sogni ("hegétor oneíron"), sta in agguato alle porte e veglia di notte (vv. 13-5). 
Il quattro è il suo numero, simbolo di solidità tetragona, come nell'erma: numerus quadratus ipsi Cyllenio deputatur, numero base, fondamenta, pietra. 
Forma archetipica della totalità, piantata nel fondamento stesso del mondo, la quaternità è basamento ctonio, radicato, teleios come ciò che comprende in sé l'intero essere, compreso il lato oscuro e sotterraneo.

Divinità forse minore, intesa come figura servitrice dei maggiori dèi, in realtà svolge compiti unici di cui nessun divino né ctonio né olimpico sarebbe capace. 
Anche l'amore è da lui inteso come commercio e furto, godimento fortuito, furtum. 
I suoi amori con le Ninfe nel fondo di grotte deliziose, per esempio, hanno il carattere dell'avventura occasionale che egli sempre coglie e padroneggia: dio del momento, della cattura umana dell'attimo. 
Carattere costante di Hermes è la spudoratezza; nell'Inno omerico non ha riserbo nemmeno nel cantare l'amore dei propri genitori al momento di generarlo, questa scena primaria d'amore furtivo, segreto, adulterino, tra Zeus e la ninfa Maia, col sonno di Hera complice all'inganno, e la copertura della notte profonda: entrambi elementi ermetici.

Eterea 

Bibliografia 
-italica.rai.it 
-Susanna Mati (Mercurialità della parola) 
-Storia e mito del Caduceo 
-Chiara Nejrotti (Sotto il segno di Hermes...)