La dea Minoica dei serpenti

Molti considerano la cultura minoica, che si sviluppò a Creta, la prima cultura "evoluta" d'Europa.

Benchè si conosca poco di tale cultura gli studiosi sono inclini a pensare che la donna avesse un ruolo preminente in questa civiltà, ben diverso dallo stereotipo di creatura inferiore e sottomessa all'uomo; questa linea di pensiero deriva dal fatto che il nume principale della religione minoica era la Grande Dea o Dea Madre, sicuro indizio di una religione non ancora trasmutata dagli originali culti di fertilità e creazione intesi come attributi prettamente femminili.

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Inoltre la civiltà minoica possedeva - e di questo testimoniano i ritrovamenti archeologici - un tipo di buongusto che a paragone di altre civiltà dell'epoca si può tranquillament
e definire "femminile".

Non ultimo, incide sulle supposizione degli studiosi, il fatto che, pur non essendo militarmente sprovveduti, si attenevano a una forte linea di non belligeranza, cosa tutt'altro che comune per i tempi.

C'è chi arriva perfino a teorizzare che, al di là del sovrano,che poteva essere indifferentemente un re o una regina, il vero potere era retto da una sorta di sacra sacerdotessa. La civiltà minoica si sviluppò a partire dal seimila AC, quando una sparuta colonia - probabilmente proveniente dall'Anatolia - si insediò sull'isola,che chiamaro Candia.

Questi "immigranti" portarono con se il culto della Dea oltre a conoscenze agrarie che collocano la loro origine al neolitico.

Per i successivi tremila anni ci fu un continuo progresso tecnologico nei campi della ceramica, tessitura, metallurgia, architettura, e tutte le arti, oltre al commercio sempre in crescita e alla continua evoluzione del magnifico gusto artistico che possiamo ancora ammirare nelle città-palazzo di Cnosso, Festo, Haghia, Triada, Mallia.

Queste città palazzo si componevano di centinaia di ambiente collegati fra loro da passaggi, corridoi, cortili e scale che di sicuro avevano l'aspetto di labirinti, forse è questa l'origine della famosa leggenda.

Gli ambienti sono riccamente decorati con motivi geometrici, combattimenti di tori e sopratutto elementi marini. In queste pitture si trova la chiave per comprendere meglio la fede minoica.

La grande Madre, divinità femminile per eccellenza in quanto feconda creatrice di ogni cosa, è il mare, prima culla e grembo fecondo di ogni forma di vita.

La madre crea il cielo, di cui l'aquila è il simbolo, e la terra della quale è simbolo il serpente.

Nella più famosa rappresentazione minoica della dea, essa tiene con le mani due serpenti simbolo della sottomissione della terra alla madre creatrice e della sua fusione con essa ;ha sopra la testa l'aquila, la volta del cielo, anch'essa generata e facente parte della Madre, ha i seni nudi e prosperosi simbolo di fecondità che nell'evidente ovvietà del loro potenziale di nutrimento riportantano alla sacralità del corpo femminile come tempio della vita e immagine della Dea.

La grande Madre è così la rappresentazione dell'intero globo terrestre, uno e trino, unica e immensa divinità. Simboli della dea erano anche la colomba il leone e l'ascia bipenne dal simbolismo incerto lasciato, purtroppo, alla libera interpretazione.

Pare che siano rispettivamente di purezza, forza e energia (elettrica: fulmine) ma sono solo supposizioni.

Non è una supposizione invece il mito del toro come energia maschile al quale viene
riconosciuta, seppure in misura ridotta,una partecipazione alla genesi per il suo potere fecondatore e la forza bruta muscolare, attributo sostanzialmente maschile.

Non mancano divinità minori ma sono rappresentaioni di una parte o una peculiarità della Dea come ad esempio la selva, la montagna, il fiume, oppure la pioggia.

Così come gli eventi sono anch'essi concepiti come naturale conseguenza della vita della Dea.

In quanto figli della Dea, generati dalla Dea e viventi nel suo grembo, i Cretesi consideravano se stessi e ogni cosa esistente come una manifestazione del divino e in quanto tale sacra.

Attribuivano inoltre alla sessualità un carattere sacro particolare, riflettente l'evidente sessualità della Dea, poichè in natura il sesso è libero e gioioso e anzi necessario alla perpetuazione della vita e quindi consegue ai desideri della divinità, vivevano quindi (pare) una libertà sessuale e una promiscuità impensabili ai giorni nostri, alle quali molti studiosi moderni attribuiscono la tendenza al pacifismo di questa ormai perduta civiltà.