La scrittura Runica: origini e interpretazioni storiche

Note: Articolo inviato dall'utente "Saileach" che da molto tempo non è più dei nostri. Noi la ringraziamo e le rendiamo omaggio con la pubblicazione di questo suo scritto.
Mater

È improprio definire i caratteri runici "alfabeto" (termine che deriva appunto da alfa e beta, le prime due lettere greche).  
Secondo lo stesso principio usato per coniare questo termine quindi, per convenzione si adottano i primi sei caratteri runici che, uniti, formano la parola futhark...
 

Futhark e Scrittura Runica 

Prima di modificarsi durante il periodo anglosassone, il futhark definito antico, prevedeva 24 caratteri divisi in 3 serie da 8,

La direzione della scrittura runica è singolare come noi scriviamo da sinistra verso destra, i

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germani scrivevano in bustrofedico ossia letteralmente come il bue che ara i campi, cioè a serpente, da destra a sinistra, poi da sinistra a destra e così via.  

La scrittura rimane comunque difficile da decifrare anche perché saltuariamente la direzione poteva essere dall'alto verso il basso e viceversa, oppure alcuni caratteri venivano uniti,

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perché presentavano tratti comuni (come una linea verticale, ad esempio) o ancora, alcune frasi venivano criptate e usate per scrivere messaggi in codice, molti dei quali risultano essere tutt'oggi incomprensibili. 
Ogni carattere rappresenta un fonema, un significato astratto e uno concreto, ed è per questo che le rune venivano adoperate in contesti magici, votivi, rituali, ma, almeno inizialmente, non certo per usi pratici (non c'era ad esempio la necessità di mettere per iscritto leggi, canzoni..) 

Le prime incisioni runiche 
Una delle più grandi testimonianze sui Germani ci viene da Tacito. Nel X capitolo della "Germania", egli ci dice:   

"Rispettano gli auspici e le profezie più di qualsiasi altro popolo: la prassi per le profezie è semplice. Tagliano un rametto di un albero da frutto in piccoli pezzi, li contrassegnano e li gettano a caso su una veste bianca. Quindi il sacerdote della tribù, se il consulto è pubblico, o il capofamiglia stesso, se è privato, invocati gli dei con lo sguardo rivolto al cielo, ne raccoglie tre pezzi, uno alla volta, e li interpreta in base al segno impresso." 

A confermare che le prime incisioni runiche furono fatte nel legno, abbiamo diversi fatti: è significativo, ad esempio, che non ci siano, nel futhark, caratteri presentanti linee orizzontali, né tantomeno curve, perché probabilmente, chi le creò ritenne più semplice e conveniente seguire le fibre verticali del legno. 
Troviamo conferma di questo anche nella linguistica: se analizziamo le parole buch o book che significano "libro" rispettivamente in tedesco e inglese moderno, scopriamo che ilbhagos (origine indoeuropea della parola), era il "faggio" che evidentemente era uno dei legni più usati per le incisioni. 
Il verbo to read (leggere) deriva dalla stessa radice di  riddle (indovinello) e dunque dal campo semantico della interpretazione. 
Il verbo lesen (ted: leggere) deriva dal verbo raccogliere, che indica l'attività di raccogliere i legnetti per interpretarli; e infine il verbo scrivere, to write, significava originariamente incidere. 
Il termine "runa" aveva come significato primo "mistero-segreto", e lo ritroviamo nel tedesco moderno raunen (sussurrare).

Testimonianze 
Tra le testimonianze sulla scrittura runica possiamo citare un componimento chiamato "Storia della Valchiria Sigrdriva", ritrovabile nel "Canzoniere Eddico" che narra di una Valchiria (Sigrdriva, appunto) che cercò di sfidare Odino, il quale la punì per la sua insolenza facendola cadere in un sonno senza risveglio, chiusa in un castello di scudi circondato da fiamme.
La valchiria giacque dormiente finché un eroe, Sigurdhr (poi divenuto Sigfrido) la baciò salvandole la vita. (Vi ricorda qualcosa?? )           
Per ringraziarlo, Sigrdriva che aveva il dono di leggere le rune, gli tramandò questa capacità. 
Altre iscrizioni runiche si ritrovano su armiche ne riportavano il nome oppure mostravano frasi come"che va alla carica" o "colpisci", come per trasferire all'arma poteri magici.

Interpretazione sull'origine delle Rune e rapporto con l'Italia 
Con il passare degli anni gli studiosi hanno attribuito l'origine delle rune al legame con diversi popoli: 
- i greci, per la somiglianza tra alcuni caratteri. 
L'ipotesi è stata presto scartata perché l'argomentazione a favore era troppo debole; si sarebbero dovuti trovare rapporti culturali storicamente accertati tra germani e greci che, per ora, non risultano esserci. 
- derivazione dall'alfabeto latino, ipotesi scartata di recente. 
La motivazione a favore segnalava non solo somiglianze tra caratteri, ma contatti provati tra i popoli. 
A sfavore, sta la grande differenza di tecniche d'uso tra il latino e il futhark e soprattutto sembra strano che i germani abbiano assunto alcuni dei caratteri latini senza adottarne anche la direzione della scrittura. 
- derivazione da uno degli alfabeti etruschi.  

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È stato infine accertato che le rune derivano dall'alfabeto etrusco dell'Italia settentrionale, in particolare quello diffuso dai veneti, in uso tra il III secolo a.C e il I sec d.C. 
I contatti tra i popoli sono prevalentemente legati al commercio; inoltre molte convenzioni delle due scritture risultano essere estremamente simili: la somiglianza, la direzione della scrittura e la particolare punteggiatura che è comune ad entrambe. 
Un documento estremamente importante certifica questa ipotesi: si tratta dell'elmo "B di Negau" databile tra il V e il II sec aC (anche se la datazione è ancora incerta), cioè prima ancora che i Germani adottassero una propria scrittura. 
Sull'elmo è riportata una incisione in caratteri etruschi ma di significato germanico (lo sappiamo tramite la linguistica). 
Un etrusco che sapeva scrivere si è probabilmente  prestato per riportare su un elmo germanico quello che il proprietario gli dettava. 
L'elmo dimostra l'occasione in cui si è creato lo spunto perché anche i Germani decidessero di creare una scrittura che li rappresentasse. 
La scritta riportata sull'elmoera: HARIGASTI TEIWA, che significa "al dio (teiwa: Tyr, dio della mitologia nordica) ospite (gasti) dell'esercito (hari)".
Saileach

Fonti: Lezione universitaria di Filologia Germanica. Google, per le immagini.