Venere l'aurichiomata

"Promotrice di desideri erotici, voluttà e piacere, Venere è sicuramente la più femminile tra le dee" - 'Miti e leggende dell'antica Roma'

L’etimologia di Venere deriva da venus, termine latino arcaico, dal quale derivò anche il verbo veneror, che indicava la venerazione verso una divinità come tentativo di ingraziarsi la stessa per averne un ritorno, ma molto interessante è constatare il fatto che venus sia anche la radice di venenum, indicante sia il fascino, lo charme femminile che il veleno come ricorda il celebre detto "IN CAUDA VENENUM"...

Interessante questo riscontro per questo accostamento tra amore e morte, connubio che accomunerà la Venus romana alla Aphrodite greca.

Le due divinità intorno al III secolo a.c. ebbero un processo di assimilazione nel corso dell’ ellenizzazione che iniziò verso la fine del IV secolo a.c.

Venere era in origine la Dea che presiedeva agli orti e ai giardini, alla fertilità dei terreni e della natura e quindi per trasposizione anche alla fecondità umana, bisogna comunque asserire che il culto della Dea prima del III secolo a.c. è molto nebuloso e poco chiaro e noto.

La Venere di HayezE’ molto probabile che prima della compenetrazione tra il pantheon greco e quello romano non esistesse un culto pubblico di una sola Venere, ovvero erano presenti vari culti in svariati luoghi tutti ricollegabili tra loro per similitudini di credenza e rito , culti diversi ma considerati come le varie sfaccettature di una stessa divinità (secondo alcuni studi questa divinità deriverebbe dai vari culti italici della Dea Madre riunitisi in un secondo tempo nella figura della Dea Venere).

Un esempio lampante di ciò è la Venere di Erice, divinità molto antica che si era poi fusa in alcuni aspetti con l’Afrodite greca grazie alla vicinanza tra le terre siciliane e la grecia. Il culto di questa Dea era celebrato sul monte Erice, come punto di contatto tra la Terra e il Cielo, vicino a Trapani , secondo il mito fu assimilata alla stessa madre di Enea dallo stesso eroe che porto il suo culto con se fino nel Lazio. In realtà la Venere Ericina fu portata a Roma come Divinità non esterna dagli stessi romani dopo la conquista della Sicilia perché aveva portato la vittoria contro i Cartaginesi.

Notevole quello che ci tramanda Eliano nel suo "Degli Animali" (Libro IV) sull’antichissima tradizione del volo delle colombe, volatili molto legati al culto di questa Dea. Viene infatti riferito che attorno all’ edificio religioso volavano sempre schiere intere di colombe bianche che una volta l’anno, verso la metà di agosto, migravano verso la Libia e tornavano dopo nove giorni precisi precedute da un volatile rosso (che rappresentava Venere stessa). Con la partenza di questi volatili iniziavano le Anagogìe che segnavano il completamento dell’anno rituale, nell’attesa del ritorno il tempio veniva ornato e decorato e con il ritorno delle colombe iniziavano i festeggiamenti per le Katagogìe.

Il culto di Venere crebbe comunque col tempo e divenne sempre più rilevante nella religio romana, assimilata alla Dea greca pur mantenendo nonostante tutto alcuni aspetti che la differenziavano.

Lucrezio ad esempio nel suo "de rerum naturam" ce la presenta come Dea simboleggiante la pace, unica che avrebbe potuto calmare le ire di Marte e portare una tregua alle lotte intestine che avvenivano a Roma, quindi un aspetto che entra anche nella "politica" romana stessa in qualche modo, inoltre a Roma era considerata garante dei rapporti sociali e fu chiamata per questo motivo Concordia.

Nella "città eterna" vi erano tre templi molto antichi, uno dedicato a Venus Murcia che incantava e seduceva, era la Dea che addolciva gli animi e che assecondava le passioni dell’uomo, uno a Venus Cloacina (Dea Cloaca) che sanciva l’unione tra i romani e i sabini, la leggenda infatti vuole che dopo il ratto delle Sabine per sancire la loro unione Romolo e Tito Stazio decisero di erigere un tempio in suo onore, e infine uno a Venus Libitina,Dea dei piaceri sfrenati ed erotici, il suo tempio sorgeva ai margini di un bosco (la collocazione esatta di questo tempio non fu mai esattamente trovata) e quel luogo era un tempo dimora di un antica divinità funeraria della quale questa Venere prese alcuni aspetti.

Associato al culto di Venere vi era il vino, venenum per eccellenza, pozione magica con la quale veniva aiutato il compito della Dea nei
Venere di Tizianosuoi sortilegi d’amore. A lei infatti erano dedicate due feste del vino (in queste festività venivano onorati sia Venere che Giove.), le prime festività erano i Vinalia Rustica festeggiati a metà agosto che propiziavano una buona vendemmia, i secondi erano i Vinalia Priora celebrati alla fine di aprile nei quali si assaggiava il vino novello con libagioni agli Dei che presiedevano a questa cerimonia.

Le cerimonie più importanti dedicate alla Dea avvenivano il primo di aprile ed erano chiamati Veneralia, in questo giorno le donne toglievano alla statua di Venere nel suo tempio i gioielli e la lavavano offrendole dopo fiori e rose in particolare e supplicando per la virilità dei propri uomini.

Le varie sfaccettature di questa divinità vengono comunque ricordate nei vari aspetti in cui veniva celebrata come ad esempio Victrix, Genitrix, Felix, Concordia, Murcia, Cloacina, Libitina, Obsequens, Erucina, Verticordia.

Da tenere conto nelle ricerche su questa Divinità del "Pervigilium Veneris", si tratta di una raccolta di componimenti poetici scritti intorno al III secolo dopo Cristo , ovvero in età imperiale dedicati alla Venere Iblea. La paternità dell'opera è dubbia anche se il nome più sentito è Floro e questa composizione è quasi un canto da dedicare alla Dea. Il messaggio è quello di non far si che la primavera passi senza aver gustato i piaceri dell'amore. Tutta l'opera veniva intonata durante la veglia per l'avvento della primavera, ed in tutta la composizione vi sono soltanto donne e non donne vergini , persino la severa Diana viene all'interno dei canti invitata ad allontanarsi. Il "Pervigilium" si trova all'interno dell' "Anthologia Latina"

DubheUma